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Pasquarbëresch

 

Federico Deidda e Giancarlo Malandra, Fotoreportage sui riti della settimana santa

Federico Deidda e Giancarlo Malandra, www.imagoproject.it  Fotoreportage sui riti della Settimana Santa

 

 Pasquarbëresch 2011 a Villa Badessa

 


 

Pasqua arbëresch 2012 a Villa Badessa

 


 

Timbro in legno a doppio verso destinato ad imprimere le scritte sacre sui panetti benedetti esclusivi della festività della S.Pasqua arberesh a Villa Badessa.

 

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Alla cerimonia dell’alba – S.Pasqua in rito greco-bizantino a Villa Badessa

Alba Pasqua

 


La S.PASQUA in rito greco-bizantino

Della tradizione musicale badessana  si conosce, perché musicalmente ancora eseguito, in un solo canto: l’inno pasquale del Christos anesti:” CristoVò anevsth ek nekrw=n qanavtw qavnaton pathvsaò kaiV toi=ò evn toi=ò mnhvmasi zwhVn carisavmenoò “.

Questo testo è cantato con melodia particolare tipicamente badessana. La comunità lo ha mantenuto perché legato ad una precisa celebrazione: l’Ortrhos  della risurrezione. Ricorre qui la caratteristica propria di ogni tradizione liturgica importante: quella di unire, a certi periodi particolari, gesti e canti tipici. Il fatto poi di ripeterlo per il pentecostarion (Periodo che da Pasqua va a Pentecoste) non ha fatto altro che mantenerlo ancora più in mente ed in questo modo si è trasmesso fino ad oggi. Sicuramente la tradizione liturgico- musicale badessana doveva avere canti importati dall’Epiro al tempo della primitiva emigrazione del 1743 ma di questi forse potrebbe restare, come reliquia insigne, solo il Christos Anesti di cui sopra. La tradizione attuale risulta estremamente composita: esistono nell’archivio parrocchiale tentativi di adattamento, alla lingua italiana, di ufficiature in lingua greca, già sul finire del 1800, nel periodo in cui, in questa comunità italo- albanese, si formò una piccola ma qualificata comunità ortodossa  promossa da intellettuali e ricchi proprietari badessani che, di fatto, spezzarono in due la popolazione. Questi testi dovevano per forza di cose essere musicati  per avere un uso liturgico. Oggi non conosciamo queste musiche. Alcune melodie sono state prese dall’ Oktoicos  del  Sakellaridhs  edito ad Atene nel 1889 ma questi canti erano eseguiti dal coro maschile che è stato stabilmente presente nella chiesa di Villa Badessa  fino alla metà del secolo scorso.

Il fatto che parroci di diversa estrazione greca abbiano guidato la comunità negli ultimi secoli ci fa senz’altro affermare che i canti hanno avuto un andamento estremamente composito.

Alcuni anziani ricordano ancora alcuni canti di Papàs Oreste Polylàs e quelli successivi di P. Marcello, parroci nella prima metà del 1900, l’avvento di Papàs Lino Bellizzi, come loro successore, portò sicuramente un cambiamento di tradizione: si passò da quella locale, con apporti di matrice greca, a quella propria italo-albanese, che imparata al Pontificio Collegio greco, era passata poi alla Calabria formando alcune generazioni di clero dell’Eparchia di Lungro anche a scapito di musiche tradizionali che si erano mantenute nelle comunità calabresi. Papàs Bellizzi, organizzando il coro badessano, portò da Lungro le melodie ed il modo di cantare che insegnò con zelo alla gioventù del tempo. Esistono ancora nell’archivio parrocchiale partiture e sussidi per eseguire le musiche e divulgare i canti. La sua presenza per alcuni decenni ha consolidato questa tradizione che permane in buona parte anche oggi.

I cambiamenti della tradizione liturgica del Concilio Vaticano II avevano cambiato le regole liturgiche anche in Abruzzo: le comunità latine vicine erano passate dal latino all’italiano. Si cominciava anche a Villa Badessa a celebrare in lingua italiana ma senza l’apporto del canto.

Le celebrazioni più importanti venivano però ancora eseguite in lingua greca perché la tradizione orientale è più conservatrice ed attaccate alle avite usanze.

Fu al tempo della mia cura pastorale della comunità che si affacciò l’esigenza di rimediare a questo problema. A Villa Badessa non si conosceva il greco, non si parlava più l’albanese era perciò doveroso, secondo i canoni della tradizione bizantina, passare alla lingua italiana.

Per questo si dovettero musicare i nuovi testi ma non inventando nuove melodie bensì adattando quanto la tradizione musicale aveva trasmesso negli originali testi greci.

Si mantenne in lingua il canto del Kirie eleison perché facilmente comprensibile e si passò alla traduzione di tutto il resto. Si impararono i canti degli Apolitikia domenicali degli otto toni, si musicarono i testi della Grande e Santa Settimana, di alcune domeniche particolari e di alcune feste. Si provò ad eseguire pure il canto della Paraklisis.

Con il parroco Archimandrita P. Paolo Lombardo sono stati insegnati altri canti da alunni del Collegio Greco ed anche da alcune suore Basiliane. Attualmente si celebra di nuovo in lingua greca, anche grazie all’impegno e alla professionalità del Diacono prof. Luigi Fioriti che per oltre due anni  non ha fatto mancare la presenza spirituale e la continuità a Villa Badessa, dopo le esequie di papas Lino Bellizzi.

Oggi le funzioni sono ufficiate da papas Mircea Coros, frequentemente supportato dalla presenza di un chirichetto (il figlio Stefano).

Celebrare in rito greco senza il canto sarebbe come andare ad una festa senza l’adeguato vestito; un mettersi fuori rispetto ad una esigenza dell’essere in armonia ed in comunità”.


 

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