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Il Rito

BIZANTINO - GRECO

BIZANTINO - GRECO


Il rito è il complesso delle cerimonie, orazioni e letture di tutte le parti che costituiscono il culto esterno della Religione della Madre Chiesa. I riti sono numerosi ma possono dividersi in due famiglie principali: i Riti Occidentali, di cui il principale è il Rito Romano e i Riti Orientali, di cui il più esteso è il Rito bizantino detto comunemente il Rito greco, perché è in lingua primitiva greca. Le differenze di rito non creano alcuna divisione-separazione nella Chiesa di Cristo non intaccando affatto il Dogma-Dottrina e attestano piuttosto l’Unità della Chiesa nella sua varietà di culto esterno. Il rito bizantino-greco è quella forma di atti esterni religiosi che ebbe origine a Bisanzio e Costantinopoli, Centro dell’Impero Bizantino. Ancora oggi, cosi come nelle aggregazioni cristiane d’Oriente, da sempre si preservano e tramandano alcune tra le più antiche usanze del rituale cristiano. Le fasi liturgiche, i gesti e l’andamento del rito corrispondono a quelli usati nei paesi dl vicino Oriente, nei luoghi originari della fede cristiana. La partecipazione alla vita trinaria (Padre, Figlio e Spirito Santo) si realizza attraverso la liturgia e in modo particolare l’eucarestia, mistero di comunione con il corpo glorificato di Cristo, seme di immortalità. La centralità della liturgia come luogo della confessione e della celebrazione della fede con la partecipazione di tutti i battezzati alla santità dell’unico santo, Gesù Cristo. Liturgia come momento di unità di fede, di tutto l’uomo, dove anche il creato (cosmo) trova il suo senso pieno, con la sacralità della Chiesa.



La S.Liturgia del giorno di Pasqua inizia alle 7.00 del mattino – Villa Badessa

A Villa Badessa, Oasi Orientale di rito greco-bizantino, gli eventi liturgici nel corso della Settimana Santa, culmineranno con la Santa Pasqua, come tradizione, con la celebrazione della Resurrezione del Nostro Signore di buon mattino, dalle 7.00 di domenica 16 aprile 2017 !!

La SS. Liturgia prevede l’Ufficio della Resurrezione  e Mattutino; a seguire la Liturgia di S.Giovanni Crisostomo. La Liturgia è arricchita da canti del coro parrocchiale ancora in lingua greca, in un contesto unico per la presenza alle pareti interne di oltre 70 icone sacre di pregevole fattura, datate tra il XVII-XIX secolo.

Qui di seguito il programma liturgico dell’intera Settimana Santa a Villa Badessa 2017. Pasqua 2017

  • Grande e Santo Lunedì: ore 8.00 Vespro e liturgia dei Presantificati; ore 18.30 Ufficio del Minfios (Orthros del martedi mattina) e Confessioni;
  • Grande e Santo Marted’: ore 8.00 Vespro e liturgia dei Presantificati; ore 18.30 Ufficio del Minfios (Orthros del mercoledì mattina) e Confessioni;
  • Grande e Santo Mercoledì: ore 8.00 Vespro e liturgia dei Presantificati; ore 18.30 Ufficio del Minfios (Orthros del giovedì mattina) e Confessioni;
  • Grande e Santo Giovedì: ore 8.00 Vespro e liturgia di San Basilio il Grande; ore 18.30 Akoluthia Ton Aghion Patios (Ufficio delle Sante Sofferenze)
  • Grande e Santo Venerdì: ore 8.00 Ufficio delle Grandi Ore: Ora Prima e Vespro; ore 18.30 Mattutino e Processione con l’Epitafio (Immagine di Gesù Morto)
  • Grande e Santo Sabato: ore 8.00 Vespro e liturgia di San Basilio il Grande.
  • SANTA E GRANDE DOMENICA DI PASQUA – La Resurrezione di GESU’ CRISTO ore 7.00 Ufficio della Resurrezione e mattutino; segue Liturgia di San Giovanni Crisostomo; ore 18.30 Vespro con il Vangelo in diverse lingue.

 


 

 Domenica 3 aprile 2016, ore 18.30  – Processione della MADONNA DELLA FONTE

 

La prima domenica dopo la S. Pasqua, a Villa Badessa, per tradizione si celebra la S.Processione della “Madonna della Fonte” !!

Nel rito greco-bizantino, a Villa Badessa, si porta in processione una icona sacra che raffigura la “Madre di Gesù”, fonte di vita, sorgente di acqua !!

Dalle 18.30, i fedeli prima riuniti nella chiesetta di S.M. Assunta, portano in processione per il centro storico del “villaggio” l’icona sacra, per giungere dopo un cammino di circa 400 metri, all’antica fontana di Almirinda, in località Pian Martello o secondo altri in C.da Felicione.

Sono numerosi i momenti di intenso raccoglimento e di riflessioni su stili di vita di un tempo, quando ad esempio, l’acqua per gli usi di casa, si andavano a prendere giornalmente con la conca !!

Madonna fonte

 

Qui di seguito alcuni momenti della Processione 2016 alla fontana di Almerinda, con l’Icona Sacra della Madonna della Fonte.

 

 


 

Settimana Santa e Santa Pasqua 2016 a Villa Badessa

Qui di seguito gli eventi liturgici previsti nel corso della Settimana Santa e che sono culminati con la Santa Pasqua che a Villa Badessa, in rito greco-bizantino,  si è celebrata di buon mattino, dalle 7.00 di domenica 27 marzo 2016 !!

Pasqua 2016

27 marzo 2016

 

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Un momento particolare, ricco di molteplici significati, è la tradizionale lotta tra il Bene (la Luce fuori della chiesa…) e il Male (diavolo all’interno della chiesa)…

 

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Qui di seguito le immagini dello scambio degli auguri, dell’assaggio dei COLLIVI (grano bollito e aromatizzato), delle PROSFORE (piccoli pani circolari benedetti con sopra stampata una croce e la scritta  “Gesù Cristo vince”,  e delle UOVA ROSSE come segno di Rinascita, di Resurrezione.

 

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Buon Cammino di Quaresima 2016

Qui di seguito si riportano le preghiere quotidiane del BUON CAMMINO del periodo di Quaresima e in vista della S.Pasqua in rito greco-bizantino:

Buon cammino quaresimale. 23 02 16

Buon cammino quaresimale 22 2 16

Buon cammino quaresimale (2) Buon cammino quaresimale. (3) Buon cammino quaresimale. (4) Buon cammino quaresimale. (5) Buon cammino. (1)

 


 

Ogni Domenica, a Villa Badessa……

A Villa Badessa, ogni domenica  dalle ore 10.00, si celebra la SS. Liturgia di S.Giovanni Crisostomo in rito greco-bizantino arricchita da canti del coro parrocchiale ancora in lingua greca, in un contesto unico per la presenza alle pareti interne di oltre 70 icone sacre di pregevole fattura, datate tra il XVII-XIX secolo.

Il giorno della Santa Pasqua, la S.Liturgia inizia alle ore 7.00 del mattino !!

Qui di seguito in formato pdf la versione in italiano e in sloveno del testo liturgico  (inviato gentilmente dal diacono Jan Klobusicky, da Praga, in data 11 settembre 2015).

Liturgie CHOCE

 

Si può inoltre seguire un frammento della celebrazione della SS. Liturgia domenicale in rito greco-bizantino a Villa Badessa, cliccando sul seguente link:

 

http://youtu.be/bRkDSQznB4E

 


 

Domenica 12 aprile 2015 – pomeriggio ore 18.00

La prima domenica dopo la S. Pasqua, a Villa Badessa, si è celebrata la S.Processione della “Madonna della Fonte” !!

Nel rito greco-bizantino, a Villa Badessa, si porta in processione una icona sacra che raffigura la “Madre di Gesù” fonte di vita, sorgente di acqua !!

Nel pomeriggio, pertanto, i fedeli prima riuniti nella chiesetta di S.M. Assunta, hanno partato in processione per il centro storico del “villaggio” con l’icona sacra, per giungere dopo un cammino di circa 400 metri, all’antica fontana di Almirinda, in località Pian Martello.

Sono stati momenti di intenso raccoglimento e di riflessioni su stili di vita di un tempo, quando ad esempio, l’acqua per gli usi di casa, si andavano a prendere giornalmente con la conca !!

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Si può inoltre seguire un frammento della Processione alla Fonte di Almerinda del 23 marzo 2008:

Villa Badessa – Processione alla Fonte di Almerinda (30/3/2008, ore 17.00), a cura di Domenico Di Virgilio (AELMA)

 

 


La S.Pasqua a Villa Badessa nel rito greco-bizantino inizia alle 7.00  del mattino !!!

A Villa Badessa, si celebra la SS. Liturgia in rito greco-bizantino arricchita da canti del coro parrocchiale ancora in lingua greca, in un contesto unico per la presenza alle pareti interne di oltre 70 icone sacre di pregevole fattura, datate tra il XVII-XIX secolo.

La S.Liturgia del giorno di Pasqua inizia alle 7.00 del mattino !!

Ufficio della Resurrezione  e Mattutino; segue Liturgia di S.Giovanni Crisostomo

Qui di seguito il programma liturgico dell’intera Settimana Santa a Villa Badessa.

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 La Grande Settimana Santa  (Java e Madhe)

Degli antichi e complessi riti che si svolgevano nel corso della Settimana Santa (Java e Madhe) oggi, in molti paesi albanesi, permangono le processioni drammatiche, che costituiscono uno dei momenti più intensi e significativi della devozione popolare. Le funzioni solenni cominciano la mattina del Giovedì Santo quando il sacerdote, dopo aver letto i dodici brani dei Vangelo, procede alla lavanda dei piedi a dodici uomini della Comunità che rappresentano gli apostoli, seduti attorno ad un grande tavolo sul quale sono disposti altrettanti pani benedetti (kuleçët) che verranno poi tagliati e distribuiti ai fedeli. Altrettanto rispettata è la consuetudine di predisporre, fin dal Mercoledì delle Ceneri, chicchi di grano e legumi in genere, entro i piatti, sul cui fondo è stata stesa bambagia o lana imbevuta d’acqua. E un po’ il rito pagano del giardino di Adone. Nei piatti, sistemati in luogo buio e caldo, prendono vita esili germogli giallognoli. Il Giovedì Santo, abbelliti con nastrini multicolori e con variopinti fiori di campo, vengono sistemati in tutte le chiese per addobbare le cappelle dove si allestisce il sepolcro di Cristo e vengono poi prelevati nella Domenica di Pasqua. Il Venerdì Santo, alle prime ore della sera (18,30), si svolge la processione, sentita dal popolo, che vi partecipa in massa, portando a spalla il Sepolcro eseguendo canti tradizionali in lingua greca, tramandati oralmente, simili ai canti funebri (vajtimet). In alcuni paesi, tra i quali Villa Badessa e San Demetrio Corone (CS),  un tempo, la sera del Venerdì Santo, schiere di ragazzi giravano per le vie del paese con le “trocke”, tipici strumenti della musica popolare costruite in legno e canna che, in sostituzione del suono delle campane, invitano la gente a partecipare alla processione del Cristo.

Nella mattina del Sabato Santo si cantano il Vespro e la Liturgia di S. Basilio e, dopo la lettura dell’Epistola, viene dato in chiesa il preludio della resurrezione di Cristo, simbolicamente sollecitato dal sacerdote a risorgere, mediante il lancio di fiori. In quel momento le campane suonano a gloria, mentre il sacerdote compie il sacro rito alla fine del quale i fedeli si recano nelle fontane a prendere l’acqua benedetta. Dopo la mezzanotte, comitive di giovani, si riversano nelle strade del paese cantando l’inno “Kristos Anesti” (Cristo è risorto) svegliando la gente che dorme.

A Villa Badessa, una caratteristica funzione liturgica si svolge all’alba della Domenica di Pasqua. Sebbene l’ora insolita (attualmente l’ora è fissata alle 7.00)  la partecipazione dei fedeli e numerosa: il sacerdote con la croce in mano, seguito da questi ultimi, si ferma all’esterno della chiesa, davanti alla porta principale, batte la croce per tre volte sulla porta, ripetendo la formula liturgica del rito bizantino-greco “Aprite le porte”. All’interno della chiesa la forza del male, il demonio (djallthi) con voce cavernosa, chiede chi è che bussa alla porta; alla risposta che è il Signore risorto, le porte si spalancano al terzo colpo. E mentre il demonio scompare, tra scoppi di mortaretti e stridore di catene, il sacerdote seguito dai fedeli entra in chiesa dove ha inizio il ”Mattutino”. Questa cerimonia che simboleggia la Risurrezione della morte, segna la fine della Settimana Santa.

Si può inoltre seguire un frammento della Santa e Grande Domenica di Pasqua (23/3/2008, ore 7.00),  a cura di Domenico Di Virgilio (AELMA)

 

 


 


Immagini dell’allestimento del S.Sepolcro 2015

Qui di seguito alcune recenti  immagini dell’allestimento del S.Sepolcro con alloro fresco e fiori profumati: in articolare, una selezione esperta dei rametti più lunghi e più corti è utilizzata per l’addobbo della struttura in legno. E’ un momento sentito a cui partecipano molte donne con grande passione e sapiente lavoro.

 

 

 


 

Immagini della Solenne Benedizione delle Acque (6 gennaio 2008) – Epifania

 

Questa festa è chiamata sia col nome di “Epifania” (che significa “manifestazione dall’alto”) sia “Teofania” (cioè “manifestazione di Dio”) ma anche “Festa delle luci”. Dall’alto Dio si manifesta al suo popolo, al mondo intero, facendo ascoltare la Sua voce. Finora Dio aveva parlato tramite profeti, da Lui inviati per portare il Suo messaggio di salvezza. Ora, invece, fa ascoltare la Sua voce per presentare Suo Figlio al mondo. Ora il Figlio di Dio, il Verbo che si è fatto carne, prende il posto delle parole dei profeti per parlarci di Suo Padre e dell’amore che Egli ha per noi. La Santissima Trinità si manifesta nel Giordano. Il mondo viene illuminato dal progetto di salvezza che Dio sta realizzando: con il battesimo del Cristo inizia la manifestazione pubblica dell’opera che Dio vuole realizzare, quella cioè di ricondurre l’umanità intera a vivere l’amore della Santissima Trinità.

Il battesimo del Cristo si distingue dagli altri battesimi celebrati dal Battista, perché Cristo non si accusa di nessun peccato. E per questo il Battista si rifiutava di battezzarlo. Ma Cristo deve prendere su di Sé “il peccato del mondo” (“tin amartìan tù kòsmu” come cantiamo nella Grande Dhoxologìa che precede la celebrazione della Divina Liturgia) e quindi si sottomette a ricevere il battesimo dei peccatori.

Dobbiamo notare la differenza anche tra il battesimo del Cristo ed il battesimo (o meglio, l’iniziazione cristiana) che noi abbiamo ricevuto. Il Battesimo di Gesù è una manifestazione della Santissima Trinità, che dà inizio alla missione pubblica di Cristo nel mondo; la nostra iniziazione cristiana, invece, è l’inserimento nella morte (Venerdì Santo) e risurrezione (Domenica di Pasqua) di Cristo; cioè otteniamo la grazia di diventare figli di Dio, ci vengono rimessi i peccati, diventiamo cittadini del paradiso e membri preziosi della Chiesa di Cristo.

Muore il nostro uomo vecchio, schiavo del peccato, e nasce il nostro uomo nuovo, figlio della grazia. Questa rinascita è ben simboleggiata dalla celebrazione del battesimo per immersione: quando il bambino viene immerso nel fonte battesimale muore l’uomo vecchio, l’uomo del peccato, quando emerge, nasce l’uomo nuovo, l’uomo della grazia. E la veste bianca che indossa è la veste del Cristo risorto che viene offerta a noi per rivestirci, per ridarci cioè la dignità di figli di Dio, dignità perduta a causa del peccato.

Anticamente questo era uno dei giorni in cui si celebrava l’iniziazione cristiana, ecco perché nella Liturgia odierna cantiamo: “Quanti siete stati battezzati in Cristo, di Cristo vi siete rivestiti”.

Al termine della Liturgia si celebra la Grande Benedizione delle acque. Nell’acqua benedetta si immerge la Croce, segno del battesimo di Cristo. I fedeli possono prendere quest’acqua e portarsela a casa per benedirsi e usarla con fede in ogni necessità. I sacerdoti con quest’acqua nei giorni successivi andranno a fare visita alle famiglie per benedirle (a cura di Pietro Lanza, Diocesi di Lungro).

 

Qui di seguito alcune immagini video della Solenne benedizione delle Acque (6 gennaio 2008),  a cura di Domenico Di Virgilio (AELMA).

 

 


Il foglietto liturgico domenicale in 3 lingue

La partecipazione al rito greco-bizantino della SS. Liturgia domenicale è facilitata dalla letture in 3 lingue: albanese, greca e italiana. Qui di seguito alcuni esempi del foglietto liturgico predisposto dall’Ufficio Liturgico Episcopale – Eparchia di Lungro (CS).

 

13 Settembre 2015

S. Liturgia 14 9 2015

 

 

 


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 THE RITE

 The rite is the complex of ceremonies, orations and readings which make up the external cult of the Religion  of the Mother Church. There are numerous rites but they can be divided into two main categories. The Western Rites of which the main one is the Roman Rite, and the Eastern/Oriental Rite of which the Byzantine Rite, commonly known as the Greek Rite (in the primitive Greek language), is the most diffused.

The difference of the rite does not create any division-separation in Christ’s Church. It does not touch Dogma-Doctrine and instead is a demonstration of the unity of the Church with its variety of external cults.

 The Byzantine-Greek rite is that form of external religious act which originated in Byzantium Constantinople, the centre of the Byzantine Empire.

Even today, as in other Eastern Christian communities, traditions and rituals are passed down. The liturgical  phrases, the gestures and the flow of the rite is as those used in the nearby Eastern countries where the Christian Faith originated. The participation to the Holy Trinity, Father, Son and Holy Spirit takes place through the liturgy, particularly the Eucharist, the mysterious communion with the glorified Body of Christ, the seed of immortality.

……..Liturgy, with the participation of all baptized in Jesus Christ, is the fundamental moment of confession and celebration of faith. Liturgy as a moment of unity of faith, of Humanity where, with the sacredness of the Church, all created things have their own meanings.

 
Elementi della tradizione arbreshe conservati a Villa Badessa: il Rito greco-bizantino

A Villa Badessa malgrado la polverizzazione dell’uso della lingua arbëreshe l’identità culturale dell’antica comunità albanese si è conservata e protratta nel tempo attraverso la trasmissione di generazione in generazione di tradizioni, usi e costumi

“[….] Il caso di Villa Badessa dimostra come la cultura, e quindi l’identità simbolica da essa veicolata, possa trasmettersi di generazione in generazione anche prescindendo dalla trasmissione intergenerazionale della lingua [...]”[1].

Meritevole di menzione, analisi e riflessione, di un approfondimento in parallelo è l’opposta sorte del rito religioso, sostanzialmente conservato. Diciamo che in entrambi i casi il particolare locale ha deciso un po’ le sorti: sulla conservazione del rito gioca molto il ruolo del parroco Bellizzi, in carica per più di 40 anni, in ogni caso determinante nella sua opera, gestita spesso in chiave personalistica, ma alla fine molto funzionale  nella difesa e nella permanenza dei tratti distintivi della comunità badessana.

Si deve anche a quest’opera se nella popolazione non è scemato un forte sentimento verso la tradizione, verso quell’adesione, anche un po’ ipnotica e meccanica, alla ritualità religiosa ad ogni modo fedelmente tramandata e tuttora ben viva.

L’elemento che, più di ogni altro, ha permesso quindi alla comunità arbereshe di rimanere legata alla propria identità culturale, nonostante il suo assorbimento all’interno della realtà abruzzese, è quindi di natura religiosa. A Villa Badessa, infatti, ancora oggi viene praticato il rito cattolico greco-bizantino del Tipikòn di Costantinopoli che gli Albanesi importarono con il loro arrivo nel XVIII secolo. La chiesa dedicata a Santa Maria Assunta (in greco, Kìmisis=Dormizione) appartiene all’Eparchia o diocesi greco-orientale di Lungro (Cosenza) e la liturgia e i canti sono recitati in greco e italiano.

Secondo il Passarelli [2] “[…] La comunità di Villa Badessa sin dalle origini ha privilegiato il contatto diretto con la comunità greca di Napoli e, al tempo stesso, ha sempre nutrito un attaccamento verso Corfù, come fosse la madrepatria. In fondo si sentiva figlia di quest’isola.

Ne è chiara una testimonianza un’icona: quella raffigurante la battaglia di Corfù, che non ha riscontro in altre comunità greche d’Italia. Ciò spiega anche perché vi sia stato costantemente un sentimento greco piuttosto che albanese nell’agire dei propri sacerdoti e della popolazione […]”.


 

 

 

Il Battesimo

Nella comunità di Villa Badessa il Battesimo è considerato occasione di grande festa anche per il suo ed è ancora celebrata secondo il rito greco bizantino, conservando intatto anche il suo valore suggestivo, specie per chi assiste per la prima volta. Secondo l’antica consuetudine della chiesa orientale, battesimo, comunione e cresima, i tre sacramenti dell’iniziazione cristiana, vengono conferiti assieme “[…]. Il sacerdote si fa incontro al battezzato sull’uscio della chiesa e gli chiede se intende rinunciare al demonio [3]. Per lui rispondono affermativamente i padrini, i quali contemporaneamente sputano in terra in senso di dispregio e da intendere quindi per esorcizzare le forze del male. Quindi il sacerdote soffia al bambino, è da intendersi come “anemos”, vento, e sta a significare l’infusione dell’anima. Dopo avviene l’unzione del neonato: toccando con olio la fronte, gli occhi, le orecchie il petto, le mani e i piedi. Una preghiera accompagna ogni parte toccata dall’unzione benedetta. Il battezzando, completamente nudo, viene immerso nella “Kolinvitra” o fonte battesimale [4], piena di acqua benedetta, seguendo fedelmente la tradizione evangelica. Si passa quindi alla cerimonia della cresima: il papas unge il bambino con il sacro Krisma, un balsamo fatto con erbe aromatiche e benedette dal vescovo il mercoledi santo. Il celebrante passa sulla fronte del neonato la soluzione recitando la formula Sigillo del dono dello Spirito Santo. Con il battesimo e la cresima si amministra anche l’eucaristia: il ministro del culto intinge il cucchiaino di metallo, usato nella liturgia nel vino del calice e lo pone sulle labbra del neonato […]”.


Il Matrimonio

Salvo l’abito della sposa che un tempo era il costume tradizionale albanese il complesso cerimoniale è rimasto immutato. Il rito matrimoniale bizantino si celebra in due parti che un tempo erano previsti in momenti successivi: lo scambio degli anelli, che simboleggia la fedeltà e il dono di vita reciproco e il rito dell’incoronazione, simbolo del reciproco dono e dominio.

[…]Anticamente si usava che gli sposi conservassero in casa le corone per otto giorni, durante i quali essi dovevano rimanere casti e dominare quindi le passioni e la preminenza dello spirito sulla carne.

Le nozze appaiono solenni e complesse: dopo essersi dato appuntamento sulla soglia della chiesa, gli sposi attendono il papas che li riceve e chiede loro se intendono unirsi di libera volontà. Alla risposta affermativa traccia un segno della croce su ciascun capo degli sposi e consegna loro due ceri accesi. Quindi li fa entrare in chiesa, li accoglie con una nuova benedizione effettuata con il turibolo e tutti i partecipanti sono avvolti dal forte profumo di incenso. Si susseguono prima la cerimonia degli anelli, una volta d’oro per l’uomo e d’argento per la donna quasi a richiamare la forza del primo e la sudditanza della seconda, poi la cerimonia delle corone, che vengono deposte sul capo degli sposi dopo una triplice benedizione su ciascuna. Il sacerdote quindi offre agli sposi un po’ di pane e un po’ di vino, simbolo della comunione eucaristica. Una volta sorseggiato il vino, viene buttato il bicchiere affinché la sua rottura simboleggi la reciproca fedeltà nuziale. Il triplice giro di gaudio consacra l’avvenuta unione: il papas accompagna il rituale posando un lembo della stola sulle mani destre degli sposi e cantando la gioia della chiesa […][5]

Un’altra testimonianza sul matrimonio è quella tratta da Estella Canziani [6]  nel suo racconto di viaggio “Attraverso gli Appennini e le terre degli Abruzzi. Paesaggi e vita contadina” che come commenta Antonio Bini [7] “… Comprende effettivamente una buona sintesi storico-antropologica della comunità di Villa Badessa soprattutto riguardo alla descrizione del costume, degli usi nuziali e delle connesse tradizioni religiose. A proposito dei canti – trovo interessante il richiamo al canto pasquale – di cui la Canziani accenna qualche versetto.

Anche se la Canziani non è stata probabilmente a Villa Badessa – confessando di  aver raccolto la storia a Sulmona – si rivela ancora una volta preziosa la testimonianza dei viaggiatori stranieri, che come lo stesso Lear ci forniscono attraverso immagini e  racconti documentano squarci di vita del passato – altrimenti non documentabili.

La Canziani viaggiò in Abruzzo a cavallo tra il 1913 e 1914, ma il suo libro fu pubblicato a Cambridge solo il 1928, a causa – presumo – del rilevante corredo iconografico e pittorico che richiese anni di lavoro.”

Da “Through the Apennines and the Lands of the Abruzzi”:

“Per il matrimonio vengono consultati i genitori e, quando è stata fatta la scelta, il capo famiglia visita quello della sposa e da la richiesta. Di solito il giorno delle nozze viene fissato per la domenica ed i parenti si riuniscono in casa dello sposo il giovedì precedente. Si fa una grossa focaccia di crusca e ci si mette un anello d’oro. Poi si chiede ad un ragazzo ed a una ragazza di cercare l’anello, se è il ragazzo a trovarlo il primogenito sarà maschi, nell’altro caso sarà una femmina. La danza più caratteristica è chiamata Valle ed è eseguita da una lunga catena di uomini e donne mentre un coro canta canzoni allegre e patriottiche. Alla vigilia delle nozze tutto il villaggio è pieno di ragazze che ballano, che entrano nella casa della sposa e cantano, mentre la sposa prepara il lievito per la torta nuziale che sarà impastata il giorno seguente. Il giorno delle nozze la sposa è vestita da una delle donne più anziane. Ella scarta i vestiti da giovane per prendere quelli da sposata. Sulla sottana porta la zoga, tutta verde; in tutto il villaggio ci sono solo quattro o cinque di queste sottane verdi. Vengono prestate da una famiglia all’altra e, più vecchie è la zoga e peggiori le condizioni, più porta fortuna. Un velo bianco fissato con quattro spilloni d’argento con grosse teste lavorate copre il capo ed il corpo e due nastri rosa cadono sulle spalle. La sposa siede in attesa dello sposo mentre le sue amiche cantano canzoni tristi. In casa dello sposo gli amici formano un corteo, che va verso la casa della sposa con curiosa bandiera o vessillo su un corto bastone sul quale sono legati nastri coloratissimi. Guida il corteo il parente più stretto e tutti cantano mentre vanno. Al loro arrivo trovano la porta chiusa e simulano un attacco ed un ingresso forzato; lo sposo entra cantando lo Sparviero. Poi tutti vanno in chiesa dove su una tomba è stato allestito uno speciale altare per la cerimonia e lì il prete offre due corone intrecciate con i nastri. La cerimonia viene eseguita osservando il rito orientale. Il sacerdote dà tre volte alla coppia sposata del pane tagliato a forma di croce e fa loro assaggiare del vino per tre volte da un calice, che in seguito fa a pezzi. Questo uso simboleggia fedeltà e a nessun altro è permesso bere dallo stesso bicchiere. I due cortei, quello dello sposo e quello della sposa, si recano a casa dello sposo, dove la madre offre alla sposa le chiavi di casa. Alla fine il padre della sposa la consegna al marito insieme ad un bastone, simbolo di potere maritale. Dopo di ciò gli sposi entrano in casa cantando o sposa gentile […]”.


Video di un Matrimonio e Battesimo in rito greco-bizantino celebrato da papàs Lino Bellizzi

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Qui di seguito un audio-video di un tradizionale matrimonio in rito greco-bizantino celebrato negli anni ’80, a Villa Badessa ed ufficiato dall’allora papàs Lino Bellizzi, tra Renata De Micheli e Sanfrancesco Fernando. Clicca sul link qui sotto e buona visione ….

http://youtu.be/LUaJiG-TdM4

 


Foto immagini Matrimonio nel 2013

Qui di seguito una sequenza di immagini di un matrimonio in rito greco-bizantino celebrato nell’estate 2013 a Villa Badessa ed ufficiato dall’Archimandrita Piero Rose dell’Eparchia di Lungro (CS).  Si noti il tradizionale scambio di coroncine di fiori tra gli sposi…

 

 


Il Rito funebre

Il culto dei morti nella tradizione arbreshe prevede che si mettano dei soldi nelle tasche del morto. A Villa Badessa permane questa tradizione, comune d’altra parte anche ad alcuni paesi vicini. Fino al 1962 il cimitero era in un piccolo appezzamento tra la chiesa e la canonica, qui potevano essere sepolti solo i discendenti degli albanesi. Dopo tale data, su interessamento del parroco Bellizzi, fu attivato il nuovo cimitero dove non c’erano preclusioni tra “greci” e “latini” e potevano essere sepolti tutti i badessani. Al suo interno permane tutt’ora una distinzione: verso oriente vengono sepolti i greci e verso occidente i latini. […]

Racconta un’anziana del luogo, Linfa Di Lazzaro [8]: “Una volta la bara si portava scoperta da casa. Nel cimitero erano gli stessi parenti che dovevano scavare la fossa. Prima di chiudere la bara si suole ancora mettere un fazzoletto bianco sul viso […] “[…] Prima della sepoltura il sacerdote versa sulla bara dell’olio e del vino, cenere d’incenso e un pugnetto di terra recitando Dalla polvere vieni e dalla polvere ritornerai […]”. Fino a qualche decennio fa restava anche la tradizione di onorare le esequie con un banchetto fra tutti i partecipanti in ricordo del defunto. I morti secondo questa tradizione sarebbero lieti se si mangia e si beve in loro ricordo.

E un tempo secondo il testo della Canziani “[…] La parte più caratteristica di un funerale albanese è la distribuzione di grano bollito e di vino a tutti i presenti dopo le esequie. C’è anche un banchetto che si ripete dopo quaranta giorni ed allora il grano bollito ed il vino per cerimonia vengono benedetti la sera prima […]”[9].

[1] Silvia Pallini (2010)- Italia, paese multilingue:dalla protezione delle minoranza linguistiche storiche alle sfide delle nuove minoranze-Università degli studi di Teramo

[2] Gaetano Passarelli (2006)- Le icone e le radici-Le icone di Villa Badessa-Rosciano

[3] Anna Maria Di Giamberardino (1988)- Una comunità di cultura arbreshe in Abruzzo, Chieti-Università d’Annunzio.

[4] Fonte usata per il Battesimo per immersione, prassi normale nella Chiesa bizantina

[5] Anna Maria Di Giamberardino (1988)- Una comunità di cultura arbreshe in Abruzzo, Chieti-Università d’Annunzio.

[6] Estella Canziani (1928) Through the Apennines and the Lands of the Abruzzi (Attraverso gli Appennini e le terre degli Abruzzi. Paesaggio e vita contadina) edizione italiana 1996 Ed. Livi

[7] Antonio Bini già dirigente del Settore Turismo della Regione, è uno dei cultori più attenti delle valenze artistiche dell’Abruzzo. Giornalista e scrittore, già docente presso l’università di Teramo, Bini collabora attivamente con l’Associazione Italia Nostra

[8] Anna Maria Di Giamberardino (1988)- Una comunità di cultura arbreshe in Abruzzo, Chieti-Università d’Annunzio.

 


 

Pubblicazione LAYME NOTIZIE  Eparchia di Lungro

Per un approfondimento sul significato del rito e delle icone, leggere articolo del Diacono Prof. Luigi Fioriti, da pag. 63-68. pubblicato sulla Rivista LAYME NOTIZIE, del 2012 (vedere link).

layme 1-2012



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